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Terra Aria Acqua… infiniti palcoscenici per l’esplorazione, la ricerca e la formazione delle persone

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Archivio per la categoria ‘Relazioni’

Inghiottitoi Glaciali

Pubblicato da explorando su 20 Ottobre 2006

“Fare un buco nell’acqua” è un modo di dire, per indicare qualche cosa di impossibile di inattuabile. Ma i buchi nell’acqua esistono! Si certo, non nell’acqua allo stato liquido, ma  anche il ghiaccio è acqua e, recentemente, si è scoperto che è pure carsificabile. Nel ghiaccio si formano grotte esattamente come nelle rocce calcaree, ad opera dell’acqua. Una sola differenza, i clssici fenomeni carsici sono fenomeni chimici, fenomeni di dissoluzione della roccia da parte dell’acqua resa acida dall’addizione di anidride carbonica, nel ghiaccio invece sono fenomeni fisici, termocarsici, che implicano la fusione del ghiaccio ad opera dell’acqua che scorre in esso. Ma non solo.

Nei ghiacciai ci sono fondamentalmente 4 tipologie di cavità:

  • Gli inghiottitoi: sono scavati dall’acqua che socrre sotto il ghiaccio e, intersecando una frattura si infila in essa allargandola e creando cavità prima verticali, poi orizzontali all’interno del ghiaccio stesso.
  • Grotte sulla fronte: sono cavità generate dalla presenza di grossi corsi d’acqua che scorrono all’interfaccia tra ghiaccio e roccia e qui sboccano all’aperto
  • Crepacce terminali e crepacci: sono fenomeni di origine tettonica o genrati dall’attrito del ghiaccio con le pareti rocciose laterali. Non hanno in genere interesse esplorativo se non quando sono punto di adduzione di acque esterne all’interno del ghiacciaio.
  • Grotte di origine Termica: formate dalla fusione del ghiaccio ad opera si sorgenti termiche sottostanti ad esso (in genere di origine vulcanica)

eXplorando ha cominciato ad occuparsi dello studio degli inghiottitoi glaciali, verificandone la posizione, lo sviluppo e il ciclo di vita.

Nel mese di settembre, il periodo migliore per queste attività, abbiamo effettuato assieme ad altri amici ed esperti di glaciologia, due spedizioni di ricerca sul Ghiacciaio dei Forni Altri, presso Santa Caterina Valfurva. La prima era mirata alla localizzazione degli inghiottioi, la seconda al loro studio e rilievo.

Le splendide giornate incontrate ci hanno permesso di svolgere con tranquillità il lavoro in programma. Abbiamo effettuato una ricognizione sul ghiacciaio individuando le linee di flusso di acqua e gli inghiottitoi generati in ognuna di queste. Dopo una attenta valutazione della morfologia e dei rischi ad essa connessa abbiamo selezionato quali inghiottitoi esplorare e rilevare. Piazzati gli armi e le corde abbiamo proceduto ad introdurci in queste grotte di ghiaccio che rivelano forme e colori inimmaginabili dalla superficie. 

Durante la ricognizione sul ghiacciaio abbiamo incontrato una cosa curiosa: una piramide di terra dalla forma perfetta. La sua forma geometrica e la quantità insolita di terra presente ci hanno immediatamente fatto dubitare che si trattasse di una forma naturale ma piuttosto di un manufatto antropico.

La conferma del fatto che si trattava di un manufatto chi è stata data la sera quando, scendendo dal ghiacciaio ben dopo il calare del sole, abbiamo incontrato una piccola processione di alcune persone, incappucciate, con in mano un piccolo lume e un sacchetto bianco contenente terra. Recitavano una strana preghiera. Erano membri della SAGA, la Setta degli Adoratori dei Ghiacciai Alpini che, come tributo, costruiscono quelle strutture credendo che la forma a piramide concentri le energie cosmiche e le trasferisca al ghiacciaio stesso. (1)

Nota 1 – Ovviamente è uno scherzo. Le piramidi sono semplicemtne delle strutture naturali chiamate “Pingo” 

 Per vedere la fotogallery clicca qui

La relazione sul lavoro svolto sarà pubblicata appena possibile. 

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Esercitazione del CNSAS-Speleo

Pubblicato da explorando su 16 Ottobre 2006

Nome : Joint Action

Date: dal 13 al 15 Ottobre

Luogo: Pian del Tivano, Como

Grotta: Ingresso Fornitori

Coordiantore: Roberto Corti Delegato IX Zona Lombardia

Curioso il nome di questa esercitazione, “Joint Action”, “Azione Congiunta”, perchè?

Normalmente il CNSAS organizza esercitazioni a carattere Nazionale coordiante dal Responsabile Nazionale,  a cui partecipano Tecnici da tutta Italia ed esercitazioni locali, organizzate dalle singole Zone e coordiante dai relativi delegati che coinvolgono solamente i tecnici di quella zona. Questa esercitazione è stata chiamata Joint Action, azione congiunta, perchè, pur essendo una esercitazione della IX zona Lombardia, è stata ”allargata”  ponendosi come primario obiettivo la gestione del lavoro congiunto di entità diverse.

La prima entità esterna coinvolta è stata la Protezione Civile e precisamente il Gruppo Interegionale di Protezione Civile – Cerro Maggiore – San Vittore Olona – Rescoldina che ha provveduto all’allestimento del campo base in prossimità dell’ingresso della grotta, alla preparazione dei pasti per tutti i partecipanti all’esercitazione, alla organizzazione della logistica esterna comprendente il controllo degli ingressi al campo, delle presenze e il trasporto all’ingresso della grotta e i servizi vari.

Detta così sembra banale, ma non lo è! Un campo speleo è normalmente un’organizzazione anarchica, forse perchè questa è la libertà che gli speleo cercano, un campo speleo per una esercitazione del CNSAS è anche questo un campo anarchico: tende sparse ovunque sul prato e non solo, gente che dorme dove capita…. ma sotto questa apparente anarchia , c’è una precisa e rispettata organizzazione gerarchica che fa funzionare l’apparato tecnico del soccorso in grotta come un meccanismo integrato e collaudato. D’altro canto, un campo della Protezione Civile è qualcosa di molto simile ad un campo militare, tutto ordianto, tutto transennato, tutto al posto giusto, persone in divisa che fanno riferimento ai relativi responsabili turni di courvet, piantone all’ingresso e piantone notturno.

Prevedere come si sarebbero integrate le due strutture non era possibile, meglio provare.

Sempre quali entità esterne, sono stati invitate a partecipare all’esercitazione Tecnici di altre delegazioni e precisamente:

  • XII Zona Emilia ROmagna
  • VI Zona Veneto Trentino Alto Adige
  • I Zona Piemonte Valle d’Aosta
  • XII Zona Liguria

10 tecnici hanno accettato l’invito, tra di loro anche Antonio Bileddo, Delegato (il capo) della IV zona. Qui l’obiettivo era l’integrazione. Conoscere e farci conoscere, lavorare insieme a persone che non si conoscono e permettere loro di vedere come lavora la IX Zona Lombardia.

L’esercitazione prevede la simulazione del recupero di un ferito nella parte alta della sala “Armagheddon” a 260 metri di profondita e  circa 1200 metri di distanza dall’ingresso. 1200 metri in cui si alternano 16 pozzi,  stretti cunicoli, franate e un laminatorio 3×0.50×50 + 3×0.50×20 (due tratti da 50 e da 20 metri, larghi 3 metri e alti appena 50 centimetri uniti da una piccola saletta dove i più bassi riescono persino ad alzarsi in piedi).

Le Operazioni

Venerdi trascorre mentre i ragazzi della Protezione Civile montano e sistemano il campo. I primi tecnici del CNSAS tra cui il Delegato Roberto Corti, il capo squadra Paolo Cappelli e altri responsabili, arrivano alla sera e trovano un ottimo pasto caldo. Le prime impressioni sono si stupore per l’organizzazione della PC: Tenda mensa con 60 posti a sedere, cucina, bagni con docce calde, generatore elettrici, sbarra di ingresso con controllo, parcheggio per mezzi di servizio, parcheggio per mezzi privati, cinque torri con una quindicina di fari elettrici illuminavano l’intero campo.

Nelle prime ore di sabato, i Tecnici del CNSAS con i mezzi di servizio ed i matariali neccessari, raggiungono il campo e iniziano le vere e proprie operazioni di competenza. Vengono montate la tenda di comando, la tenda magazzino materiali e la tenda dormitorio per coloro che non dormiranno nella tendina personale. Dopo una breve riunione in cui vengono esposte le linee guida dell’esercitazione, la prima squadra, quella di primo intervento, entra in grotta e raggiunge in circa due ore il ferito alla sale dell’Armageddon a -260. Contemporaneamente una seconda squadra stende la linea telefonica dalla tenda comando al fondo della grotta, mentre altri tecnici sistemano le lunghe antenne del Geotelefono, una specie di radio che permette di comunicare con una stazione remota situata nel sottosuolo. Questo strumento è indispensabile per fare comunicare all’esterno la squadra di primo intervento in quando, normalmente, questa raggiunge il ferito molto tempo prima che la linea telefoncia sia completamente disponibile.

Dall’esterno nel frattempo, viene coordianto l’ingresso delle squadre successive che dovranno armare i vari tratti di grotta in modo da permettere il recupero della barella fino all’ingresso. 

Le operazioni procedono per tutta la giornata di sabato e per tutta la notte. Le squadre si alternano, la seconda entra in grotta alle 2 di notte, la terza verso le 6 della mattina. La barella viaggia senza intoppi tra strettoie, salti in salita e in discesa, scivoli inclinati, sempre accompagnata e assicurata dai tecnici del soccorso e della squadra medica che hanno attrezzato le teleferiche, i recuperi in contrappeso, i trasporti in strettoia per consentire un efficace e sicuro recupero lungo tutto il tragitto.

Domenica mattina arriva lo stop:  fine delle operazioni. Tutti gli uomini e le donne, presenti in grotta raggiungono l’ingresso e quindi il campo base. Dopo essersi tolti i fangosi indumenti e le attrezzature da grotta, ci si incontra per una nuova riunione, per fare il punto su quanto avvenuto e per discutere i problemi incontrati. E’ già mezzogiorno  e  l’esercitazione si concluderà nel pomeriggio dopo il pranzo fianle con tutti i ragazzi della PC. 

Nell’ ambito di questa esercitazione ha operato anche una squadra speciale, quella della scuola che nel corso del 2005 ha formato 4 nuovi OSS. Tre allievi, un istruttore e il rasponsabile della scuola hanno formato una squadra a se stante con compiti operativi e di verifica.

Il primo intervento è sabato mattina e consiste nella sostituzione di armo di progressione. E’ eseguito dai tre allievi senza alcun problema.

Appena terminata la sostituzione vengono richieste due nuove batterie per i trapani, carburo e acqua al fondo, due allievi si occupano del rifornimento scendendo verso il fondo della grotta. Durante la risalita vengono raggiunti dal terzo allievo e dagli istruttori per la verifica di fine corso. L’esame consiste nell’armo di un pozzo e nel successivo recupero della barella. Il pozzo non è dei più semplici con un centro pozzo molto esposto e aereo. Viene attrezzato con una manovra chiamata “contrappeso con uscita in stendipanni”, una elegante unione di due manovre, correttamente eseguita dagli esaminati con piena soddisfazione del direttore della scuola.  Terminata la verifica gli allievi passano di supporto alle squadre presenti in grotta per completare il recupero. 

COMMENTI

 La collaborazione con la Protezione Civile è stata un pieno successo. Massima soddisfazione da parte di tutti gli speleologi per il cortese e ottimo servizio fornito, ottimi pranzi e piena disponibilità per un pasto caldo a qualunque ora del giorno e della notte. Anche l’indole anarchica degli speleologi è stata messa da parte e il comportamento più che civile, ha permesso una piena collaborazione tra le parti.

Il lavoro congiunto con i tecnici delle altre Zone non ha creato alcun problema, ottima collaborazione e piena integrazione.

I problemi incontrati (e gli errori compiuti) durante il recupero e durante tutta l’esercitazione sono stati discussi nella riunione finale nell’ottica di un continuo miglioramento delle tecniche di recupero e delle prestazioni dei singoli tecnici.

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Grotta di Villa Borghese

Pubblicato da explorando su 2 Ottobre 2006

Nel Lago di Garda, sulla sponda Bresciana, in prossimità del golfo di Salò, dalle profondità del lago le pareti rocciose risalgono in superficie formando una pericolosa barriera di scogli e alcune isolette, la più famosa delle quali è Isola Borghese di proprietà della famiglia Cavazza. Lungo queste pareti a 52 metri di profondità si apre una curiosa grotta che attraversa un promontorio di roccia  ed esce  dall’altra parte alla profondità di 60 metri.

Ieri con un gruppo di amici siamo andati a visitarla.

Era un da un po’ di tempo che non mi immergevo in questo punto e la localizzazione dell’ingresso non è cosi semplice. Comunque tutto è andato per il meglio …

La giornata non è delle migliori, piove, piove da quando scendiamo dalla macchina a quando usciamo dal ristorante dopo l’immersione. Ma noi, uomini “duri”, non ci facciamo spaventare.

Arrivati a Maderno indossiamo immediatamente la muta e mandiamo a “fare in culo” la pioggia per tutto il giorno. Bella invenzione le mute stagne! Carichiamo la barca, adeguata per 5/6 subacquei tecnici, anche se non troppo larga e mentre montiamo l’attrezzatura ci dirigiamo verso Isola Borghese. Una breve pausa per un breefing e quindi …. via!

Indossato tutto l’armamentario che compete ad una immersione sicura a 60 metri, si scende in acqua. Verso i 58 metri riconosciamo la spaccatura in cui, pochi metri sopra, si apre la grotta. La risaliamo fino a 52 metri  e l’ingresso ci appare scuro, ma con buona visibilità. Fisso il reel, d’obbligo per queste immersioni e pian piano, senza sollevare sospensione,  mi infilo nella angusta apertura. La grotta immediatamente si allarga, una forretta sul fondo, parete a sinistra, spaccature e massi a destra. Procedo fissando la sagola guida ad un sasso poi, dopo pochi minuti si è fuori dall’altra parte a -60.

Aspetto l’arrivo degli altri quattro. Due tornano verso l’ingresso doppiando il piccolo promontorio all’esterno mentre con altri due si ritorna riattraversando la grotta.

Ora la visibilità è di pochi centimetri, 5 subacquei hanno fatto il loro lavoro…. ma procediamo senza difficoltà riavvolgendo il reel fino a vedere la luce dell’ingresso.

E’ il 17-esimo minuto. Uno sguardo intorno e al 20-esimo si parte per la superficie. Dopo la faticata di rito per lo scarico e trasbordo delle attrezzature.. un bel ristorantino ci attende.

Grazie a tutti per la bella giornata.

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